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Storia

A Napoli, "a zizzona" (talvolta: " a zizzagliona") è una donna dotata di ghiandole mammarie di dimensioni generose. E generosamente esibite. In città la parola "zizza" ce l'ha portata il tedesco, nel medioevo: da "zitze", capezzolo, e - per estensione - poppa, mammella. Un termine parallelo a "tutte" , tedesco anche lui. Se la parola è venuta dal nord, va detto che a Napoli le zizze già c'erano: ed erano belle assai. La donna campana (come origine, non come forma), e meridionale in genere, ha sempre avuto una certa opulenza, dunque anche un seno abbondante e ben tornito. Il seno è sempre piaciuto. A qualsiasi latitudine, in tutti i periodi storici. Non a caso: si tratta di un segnale sessuale molto antico, che nel tempo non ha perso un grammo della sua attrattività. Il seno ha cominciato a contare quando l'uomo (e la donna!) sono passati alla stazione eretta. Quando si andava a quattro zampe, i messaggi sessuali erano concentrati nelle natiche: l'accoppiamento si verificava da dietro, come avviene tuttora per gli (altri) animali, e pertanto i glutei avevano una posizione di primo piano. Quando ci si alzò in piedi, e si passò all'accoppiamento frontale, la donna diventò, a cagione di questo, il primo mammifero "attrazione anteriore": per attirare il maschio era necessario un forte segnale sessuale da sistemare sul davanti. I progettisti dell'evoluzione ci pensarono a lungo, poi inventarono le mammelle: due emisferi fatti a immagine e somiglianza delle natiche, che comunque non persero il loro potere di seduzione.

Le mammelle (le napoletanissime "zizze") non sono dunque altro che due natiche piazzate sul davanti, sulla parte alta del torace femminile. Da dove esercitano il loro gemino potere sul maschio. Fino a pochi anni fa, un seno prosperoso si sposava a fianchi larghi e a un culo di livello adeguato: e l'uomo sposava volentieri la titolare di tutto questo ben di Dio. Oggi, nell'ossessione (o sarebbe meglio dire: nel delirio) di eterna gioventù di cui siamo tutti vittime, la donna vuole mantenere le caratteristiche fisiche di un'adolescente prepubere (vita stretta, sedere piccolo e sodo): ma la furbacchiona non intende rinunciare ai vantaggi seduttivi di un seno alto e abbondante. Grazie alla chirurgia plastica, che un intervento non lo nega a nessuno, il seno è oggi il simbolo della femminilità: si vedono sempre più spesso in giro delle donne dal fisico androgino, magre al limite dell'anoressia, ma "co' doje zizze tante": cioè con un seno da maggiorate.

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